LE FONTI DE “IL GIORNALE” NELLE MANI DE “IL FATTO QUOTIDIANO”

Henry John Woodcock è un magistrato napoletano, celebre per inchieste che hanno coinvolto personaggi illustri. Tony Renis, Flavio Briatore, Anna La Rosa, Elisabetta Gregoracci, Lele Mora, Fabrizio Corona, Vittorio Emanuele di Savoia, Alfonso Pecoraro Scanio. Per molti di questi non si è nemmeno proceduto in quanto il GIP ha affermato che i fatti non fossero penalmente rilevanti, altri sono stati assolti con formula piena, per alcuni di questi i procedimenti sono ancora in corso. Minimo comun denominatore di tutte queste inchieste è che sono sono tutte deflagrate sulla stampa prima che nelle aule di giustizia. Tanto che sono conosciute con i conii giornalistici di Vallettopoli, Savoiagate, VIP Gate. Per ognuno dei personaggi inquisiti il nome delle inchieste si è però rivelato unico: sputtanopoli. Nel 2004 l’allora Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, cercò di avviare un provvedimento disciplinare nei confronti del magistrato napoletano che s’infranse sulla commissione disciplinare del CSM. Decisione che fece la fortuna di molti giornali. Scandalistici e non.

Il magistrato Vincenzo Piscitelli ha un curriculum meno vasto e comprende la richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi nell’ambito dell’inchiesta RAI FictionAgostino Saccà e un avviso di garanzia a Clemente Mastella per il fallimento della Società sportiva calcio Napoli. Un team affine quindi che, mancando De Magistris apprendista politico, per essere veramente completo potrebbe avvalersi del Giudice Garçon, attualmente disoccupato.

La perquisizione presso “Il Giornale” nasce dall’ipotesi formulata da questi pm di “concorso in violenza privata […] per coartare la volontà altrui”, in seguito a delle intercettazioni telefoniche. A tal proposito il portavoce della presidente Emma Marcegaglia, Rinaldo Arpisella, tiene a precisare di non essere indagato.

Però questa vicenda pone degli interrogativi. Quali erano, o lo sono tutt’ora, le utenze telefoniche sotto controllo, quelle della Redazione de “Il Giornale” oppure quelle di Confindustria? Nel primo caso si tratterebbe di un quotidiano sotto indagine, ipotesi inquietante e lesiva del diritto di libertà di stampa, a dir poco intimidatoria. Nel secondo, l’inchiesta potrebbe nascere dalle attività dell’imprenditrice nonché presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, o meglio di suo padre, Steno Marcegaglia. Quest’ultimo sarebbe indagato nell’ambito di una colossale inchiesta riconducibile al traffico di rifiuti pericolosi, con diramazione in molte regioni e smaltiti, secondo i pm che seguono l’inchiesta denominata “Golden rubbish”, in Toscana. Indagini che sarebbero iniziate dall’esplosione, il 26 giugno 2008, in un capannone di Scarlino (Grosseto) che ha provocato la morte di un lavoratore e il ferimento grave di un suo collega.

Una inchiesta complessa ed importante, delicata per il coinvolgimento di nomi eccellenti, “bruciata” per un cazzeggio di Nicola Porro con Rinaldo Arpisella? Sarebbe pura demenza. Sembrano inconsistenti, o per lo meno molto deboli, pure le motivazioni della perquisizione, alla ricerca di un fantomatico “dossier” su Emma Marcegaglia. Anche fosse stato trovato, che reato mai potrebbe prefigurasi nel ritrovamento di un “dossier” su un personaggio pubblico, nella redazione di un giornale? Non è stato trovato nulla, ma non sarebbe niente di più ovvio e scontato rinvenire in un quotidiano dei files su personaggi pubblici, non fosse altro per stilare dei “coccodrilli”. Lo fanno tutte le redazioni di tutti i media. Ma anche fosse stato materiale per confezionare un inchiesta sulla Marcegaglia, questo non sarebbe stato altro che il lavoro che ogni buon giornalista dovrebbe fare.

Rimane il fatto che sono stati sequestrati i personal computer di alcuni giornalisti. Computer zeppi di appunti, bozze e mail. Mail private e contenenti segnalazioni e comunicazioni tra i giornalisti stessi e le loro fonti, con tanto di dettagli preziosi e, soprattutto, identità ed indirizzi.

Informazioni riservate, patrimonio di professionisti che, al pari delle intercettazioni audio rese pubbliche, potrebbero già essere nelle mani de “Il Fatto Quotidiano”. E questo sarebbe inaccettabile.

Pubblicato su Freedom24

10 ottobre 2010

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