Credo avessi 24 anni, più o meno. Mi occupavo d’informatica, avevo una solida preparazione elettronica, ma non sapevo programmare.
Il mio collega in azienda teneva un corso di Visual Basic. Uno dei tanti linguaggi ormai morti e sepolti, ma all’epoca uno dei più diffusi.
Decisi di partecipare.
Il primo giorno di corso saremmo stati una decina o pochi più. Nel gruppo spiccava una ragazza alta, dalle gambe lunghissime, seno generoso, un viso angelico incorniciato da capelli biondi. Impossibile non avvicinarla, anche se mi sembrava irraggiungibile per uno come me. Invece si creò quasi immediatamente una reciproca intesa, anzi fu praticamente lei a prendere l’iniziativa.
La mia, la nostra esperienza in Visual Basic, finiva lì. Non ci sarebbe stata una seconda lezione e nemmeno alcun’altra. Il giorno del corso andavo da lei, a casa sua. Se capitava e mi chiamava, anche altri giorni della settimana.
I primi incontri andarono bene, mi stupiva solo il fatto non volesse uscire, quindi restavamo in casa per ore. Sarà stato al terzo o quarto incontro che iniziò a cambiare. Era sempre molto calda, esplosiva direi, ma poi divenne cupa. Accadde quello che mai mi sarei atteso.
Iniziò a parlarmi non come se fossi Paolo, quello conosciuto al corso d’informatica, ma il suo ragazzo ufficiale, del quale fino a quel momento nulla sapevo. E per carità, bene così: beata l’ignoranza. Una sera, dopo essere stati assieme, lei mi fa —A casa coglioni, fuori casa leoni, o roba simile. Ed in effetti la mia prestazione fu degna di nota, ma per merito della mia giovane età e suo: una bellissima Salomè scatenata che avrebbe acceso anche il mare. Continuò sulla stessa falsa riga per un po’. Parlava – ormai insultava – me, transfert del suo ragazzo. A quanto pareva, questi le faceva le corna e spesso la sera spariva.
Non sapevo veramente cosa dire. Con quali parole, a nome di chi? Continuò a urlarmi contro, rinfacciandomi situazioni ed episodi di cui nulla sapevo. Poi, di colpo, tacque. Iniziò a piangere in modo calmo. La strinsi a me, baciandole le lacrime sulle guance, coccolandola piano fino a quando smise. Non scambiammo più una parola.
Non la rividi mai più.