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Vita notturna – La caccia
Storie 15 Maggio 2026

Vita notturna – La caccia

Trovo una ragazza, prendiamo casa e poi, dopo un paio di mesi, questa mi fa: —Me ne vado. —Ok — replico — e quando torni, ci vediamo a cena? —No, non hai capito: non torno proprio più.
Ovviamente fu uno shock. Credo mi disperai perfino per qualche giorno, forse una settimana. Poi però, l’idea di ritornare libero, prese il sopravvento.

Dovete sapere che a Trieste c’è la più alta concentrazione di fiche di legno * dell’universo mondo. Se siete a Milano, Torino, Firenze, Catania, Tunisi, Samara, Bogotà, Altai, Middlesbrough, Scrabster o dove caspita altro vi pare, e dite qualche parola ad una ragazza che sta al banco del bar al vostro fianco, questa vi risponderà, spesso anche sorridendo.
A Trieste no. Puoi chiedere alla ragazza che hai vicino se ti passa, per cortesia, lo zucchero e questa ti squadrerà dall’alto in basso con disprezzo. Potresti indossare un Canali sartoriale, camicia di seta, cravatta Marinella, avere un Vacheron Constantin al polso e questa ti squadrerà come se tu fossi un pezzente, non ti rivolgerà la parola, si sposterà schifata e ti farà sentire un morto di fica, anche se veramente volevi solo lo zucchero.

Quindi territorio di caccia a dir poco impervio. Per darvi un’idea: quando abitavo a Como – altro luogo dove se la tirano alla grandissima – dopo nemmeno un mese giravano per casa tre o quattro ragazze. Erano tutte amiche, non erano singole conquiste. Ma ci divertivamo, ridevamo, ci prendevamo in giro. Tutto molto semplice. Poi tra queste amiche c’era una che m’interessava e a cui interessavo. A Trieste, una cosa simile, è difficile se non impossibile capiti in quei tempi e modi.

Però mai perdersi d’animo, soprattutto dopo averla scampata bella (“mettere la testa a posto”? Io ?). Iniziai a girare per Trieste, alla sera, da solo. Gli amici mi rallentavano e mi condizionavano. Volevo essere libero e veloce, scegliere d’istinto e non star lì a spiegare o a discutere se andare in un luogo piuttosto che in un altro. Però per girare da soli bisogna stare bene con se stessi, essere solidi e sicuri, muoversi con dimestichezza in ogni ambiente.

L’abbigliamento è fondamentale, è quello che ti fa sentire in sintonia con il mondo. Deve essere il tuo abbigliamento, quello che ti fa sentire bene. Che siano bermuda, maglietta strappata o uno spencer non importa: quei panni devono essere i tuoi, dentro devi starci a tuo completo agio. Ovviamente ai bermuda, nel mio caso, preferivo lo spencer o lo smoking.

Quando entravo in un locale, era entrare in scena. Tutto era gioco, tutto era palese teatralità. Il target non era la ragazza con l’amica, magari uscite per parlare di problemi di coppia dell’una o dell’altra, no. Il target erano dalle tre ragazze in su, quelle che ridevano, si divertivano. E quando le trovavi, allora si iniziava con una tequila bum-bum sbattuta sul bancone con forza, per far girare tutto il locale, per far girare loro. Da lì in poi partiva l’improvvisazione. Dal chiedere scusa per aver fatto rumore a qualsiasi altra scemenza mi venisse in mente. Una volta mi finsi un nobile cecoslovacco, salvo scoprire dopo mezz’ora che una delle ragazze che rideva di più era una studentessa ceca. Era questo lo spirito. Poi dopo una paio di battute mi allontanavo, ritornavo al bancone. Offrivo loro da bere, ma restavo in disparte. Quasi sempre, dopo breve confabulazione, mi richiamavano al loro tavolo, non rappresentavo una minaccia: ero da solo. Idiota, se vogliamo. E un idiota, per definizione, non può essere percepito come aggressivo. Una volta seduto in mezzo a loro iniziava lo studio della postura, del linguaggio del corpo, di chi si avvicinava e chi invece si distanziava. Solitamente su tre o quattro ragazze, c’era sempre la reginetta del ballo, la più bella del gruppo, mentre le altre erano – in varie gradazioni – al traino.
Era divertente avvicinarsi alla più bella del reame e chiederle chi fosse quella splendida creatura, indirizzando lo sguardo alla più bruttina della compagnia. A quel punto quella che si credeva la più figa (e lo era effettivamente), perdeva la sua sicurezza. — Ma come? Non vedi che io sono la più gnocca di tutte? E lo si notava da come spostava i capelli, sistemava la gonna o spingeva il seno in fuori. A quel punto il gioco andava avanti per il tempo necessario e poteva prendere qualsiasi piega. Solitamente mai quella che pensavo/speravo di dare alla serata.

L’obiettivo non era tornare a casa con una ragazza la sera stessa. Oddio, se capitava, e a volte capitava, perché dire di no. Lo scopo era quello di divertire e divertirsi. Se la serata andava bene, nei giorni seguenti ci sarebbero stati normali sviluppi. Per normali sviluppi intendo una serie di problemi non sempre prevedibili o gestibili. Funzionava più o meno così: uscivo due tre volte la settimana, facevo lo splendido, qualche ragazza s’incuriosiva e mi cercava. Allora iniziavano le serate a due, più intime e che potevano portare a tutto o a niente. Gli impegni aumentavano, le serate free per forza dovevano diminuire. Una donna prima di decidere che voleva rivederti poteva metterci un giorno come due settimane. A quel punto non ci capivo più nulla: chi era, incontrata dove, quando, ecc. Non era importante. Quello che contava, e conta sempre tutt’ora, era essere sinceri e mai strafare, il che non significa non mantenere alcuni segreti o fare i misteriosi.

Cari ragazzi, voi che oggi avete trenta o quarant’anni, levate il naso da quel cazzo di cellulare, dalle app d’incontri dove non ci sono donne, ma fotografie (veramente vorreste giudicare una donna da qualche foto, dal suo titolo di studio, dai suoi gusti musicali o dai suoi hobby?). Vivete. Rischiate. Provate. Questo tipo di uscite che vi ho solo brevemente illustrato è costoso, impegnativo, dieci volte su undici farete il personaggio da bar in un quadro di Hopper. Ma quando entrerà la serata giusta, vi ripagherà di tutto. Non avete idea di cosa possa capitare a chi osa. Ed è qui che più di sempre sentirete che la vostra compagna più fedele è la solitudine.

Siate sempre eleganti e gentiluomini. Non fate mai del male: entrate ed uscite da quelle vite più veloci che potete: non dovete entrarle sottopelle, ma solo regalarle qualche serata divertente. E se vi incartate voi, avete due possibilità: mentirvi e raccontarvi che è stato solo un momento di debolezza, scappare da quella donna che è diventata la vostra criptonite, non vederla più per alcun motivo e concentratevi su altre gonne. Tempo una o due settimane e sarete di nuovo in forma smagliante.

Oppure, se invece vi sarete stufati del giochino, concentrarvi su quella donna che vi ha inchiodato al muro. Tutte le donne sono una donna, e una donna sono tutte le donne. Basta e avanza per diventar matti a starci dietro. Fine dei giochi e delle serate. Si cambia vita.

Continua… Vita notturna – Il caos

* fica di legno: indica freddezza, distacco, assenza di passione, atteggiamento di superiorità.

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