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Puffette a Monaco
Storie 23 Maggio 2026

Puffette a Monaco

Ero giovane. Quanto non ricordo. Forse 20 anni o giù di lì. Maledivo chi mi aveva convinto ad andare a Udine, dove secondo lui c’era un bellissimo locale. Una schifezza. Una specie di country pub con musica di merda, arredamenti di merda, gente di merda. Insomma una merda, come forse solo i “furlani” sanno fare. Non me ne vogliano i miei (tanti) amici friulani, ma prima di mettervi a fare ‘ste cose, almeno girate un po’ il mondo, guardate come le fanno gli altri. Ovvero: due sere, passatele a Trieste. Deluso della serata giro un po’ per Udine e dintorni, piuttosto sconfortato, bevo l’equivalente del Nilo in gin-tonic e rimetto la prua verso Trieste. Saranno state le 2 o le 3 del mattino e mi viene la brillante idea di passare a trovare Cinzia, un’amica di lungo corso. Mi fermo sotto casa sua e penso a come fare a svegliarla senza allarmare anche i suoi. Opto per un sassolino alla finestra.

Terzo piano, io non sono propriamente a bolla. Tiro il primo sassolino, il secondo, il terzo… nulla. La finestra non si apre e nemmeno si accende la luce in camera. Non avrà sentito, penso. Riprovo con dei sassolini più grandi. Stesso esito. Riprovo con dei sassolini ancora più grandi. Spacco il vetro. Un casino epico. Però la luce si accende e si apre la finestra, al che esordisco: —Cinzia, scusa l’ora, aprimi dai che ho voglia di fare l’amore.Ah sei tu Paolo. Adesso ti chiamo Cinzia. Minchia, era sua madre. Figura di merda. La mattina presto, se passavate da quelle parti, avreste potuto vedere un idiota con una finestra sottobraccio che andava dal vetraio.

Qualche anno più tardi Cinzia presterà a me e a Luca (che nel frattempo stava con Cinzia) una Suzuki 600 (mi pare, non ricordo di preciso) per andare in ferie. Partiamo con l’idea di arrivare a Rimini, Riccione o da quelle parti. Ovviamente a caccia di donne.

Ci fermeremo alla prima tappa, a Lignano. Lì conosceremo tre ragazze parmensi (sapete che parlano veramente come i Puffi?), ma prima succede altro. La sera che conosciamo queste ragazze, vengono a trovarci in camera. Ridiamo, scherziamo e poi se ne vanno a dormire. Visto che i piani per il giorno dopo non incontravano l’approvazione di Luca, e la discussione continuava, decidemmo di dormirci sopra. Avevamo un letto matrimoniale. Spengo la luce. Dopo 10 minuti si sente un tonfo pazzesco. Riaccendo la luce. È Luca che è caduto dal letto. Luca è alto. Si vedeva la sua testa vicino al cuscino, con un’espressione di un comico mai visto, e in fondo in fondo al letto, sul letto, era rimasto un suo piede. Riesco a non ridere. Gli chiedo se si sia fatto male. Mi risponde di no e mi fa giurare e spergiurare che mai e poi mai avrei raccontato questo episodio ad anima viva. Ci rimettiamo a dormire. Passano un paio di minuti, mi viene in mente la faccia di Luca, e mi metto a ridere senza poter più fermarmi. Dopo un po’ mi calmo. Ritorna il silenzio. Passa qualche minuto e sento Luca: —Stronzo! A momenti mi strozzo dalle risate.

Ritornando a noi, io e Luca eravamo in disaccordo perché ‘ste ragazze, con un Renault 4, volevano andare a Monaco di Baviera. Ovviamente mi sono subito proposto che le avremmo accompagnate noi, in quanto in pratica guide turistiche ufficiali di Monaco. In fondo eravamo lì per trovare ragazze. E le avevamo trovate. Invece di andare a Rimini saremmo andati a Monaco. Non cambiava una cippa, almeno per me. Per Luca sì. Difatti ritornati a Trieste per riconsegnare la moto, Luca ci salutò, mentre io mi misi alla guida del Renault 4. Non prima di aver rifocillato le fanciulle. Anzi, fu mia madre a farlo, fu molto gentile, ma vi assicuro che aveva il fumo che le usciva dalle orecchie e di tanto in tanto mi lanciava delle occhiatacce che erano tutto un programma.

Il viaggio è stato carino, avevano un paio di cassette di Zucchero che ormai se sento quelle canzoni non può non venirmi in mente quel viaggio. A Monaco trovammo una camera, anzi: un camerone che avrà avuto 4 o 5 letti. Durante tutto il giorno una di queste ragazze, probabilmente molto povera perché non aveva nemmeno i soldi per comperarsi un paio di mutande, si era ben preoccupata che io mi accorgessi del suo stato di indigenza. Cosa che ha causato in me un certo turbamento. Difatti, quella sera attesi che le compagne si fossero addormentate per andare a consolare la poverella. Solo che questa ad un certo punto si è messa a strillare come un aquila, svegliando le sue amiche, ma credo anche qualcuno delle stanze accanto.

La sera dopo ero di fronte ad un dilemma: tutte sapevano cosa fosse capitato tra me e l’indigente, quindi come comportarsi? Non mi sembrava giusto non preoccuparmi dello stato della biancheria intima delle altre. Così, appena andammo a letto mi avvicinai ad un’altra amica. Questa mi fece un pippone (figurato, intendo) su come si potesse sentire la sua amica con la quale ero stato la sera precedente, se mi pareva il caso, ecc. —Solidale, le dissi. Come caspita vuoi che si senta? A me sembrava semplicemente cortese occuparmi anche di voi: siete in tre e qui staremo tre notti, mi pareva perfetto. Nulla da fare. Allora mi avvicino alla terza. Però a questa stavo sulle balle già prima, figuriamoci quando si è sentita l’ultima scelta.

Cercate di capire la situazione, non è che era un film porno, dove parte l’orgia già sui titoli di testa. Era complicato, perché sarebbe bastato un niente e mi sarei trovato a dormire in corridoio. Ritorno dalla seconda e non so come inizio a raccontarle una storia tristissima della mia situazione sentimentale, di quanto le donne siano state cattive con me, ecc. Poi il colpo di genio: —Hai visto anche mia madre con che freddezza mi ha trattato? Ed era vero! Solo che lei non sapeva perché. A quel punto l’ho commossa, si è lasciata mettere la mia testa sulla spalla, che poi è scivolata sui seni e poi… questa però le mutande ce l’aveva.

Tempo di ritornare. Mi ricordo che un mio amico carissimo si era trasferito a Tarvisio o Sella Nevea per lavoro. Quando era a Trieste giravamo spesso assieme per locali alla sera. Bene, vuoi non passare a trovarlo con queste tre? Certo che sì. Quello che però non mi aspettavo è che questo si mettesse veramente con una di ‘ste puffe. E quindi per un po’ di tempo fece Tarvisio-Parma.

“Rompighiaccio”, mi chiamava, perché effettivamente avevo una certa facilità di relazione. Avevo rotto anche un vetro, a pensarci. Ma non credo i due talenti fossero collegati.

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