IL DISCORSO DELLO STRUZZO

Fini, in un videocomunicato sgretola le dichiarazioni di Bocchino di solo poche ore prima, dove affermava di “essere sicuro la casa non fosse di Giancarlo Tulliani”, chiedendosi «chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo? È Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel’ho chiesto con insistenza: egli ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera. » Evidentemente non sono sufficienti le dichiarazioni del ministro Francis, che conferma l’autenticità della lettera sulla società intestata al cognato di Fini. Nemmeno cita la versione opposta, quella dell’avvocato Renato Ellero, che afferma «la casa di Montecarlo è di un mio cliente e non di Giancarlo Tulliani». Incredibilmente conferma la vendita dell’immobile sia stata di importo congruo.

Il Presidente della Camera cambia versione, non più fingendo Giancarlo Tulliani sia solamente incidentale locatario dell’appartamento di Montercarlo, ma che il cognato possa averlo gabbato. Sceglie quindi di mollare Giancarlo Tulliani e di passare da fesso piuttosto che da furbetto.

«Un affare privato» continua «è diventato un affare di Stato per l’ossessiva campagna politico-mediatica di delegittimazione della mia persona: la campagna si è avvalsa di illazioni, insinuazioni, calunnie propalate da giornali di centrodestra e alimentate da personaggi torbidi e squalificati.» Non è dato a sapere quali e continua «Non penso ai nostri servizi di intelligence, […] Penso a faccendieri professionisti, a spasso nel Centroamerica da settimane (a proposito, chi paga le spese?)» Solo uno dei tanti riferimenti e attacchi al Presidente del Consiglio, cui sottintende senza mai nominare se non nella parte finale, dove chiede riprenda il confronto.

È possibile riprenda il confronto in questa situazione non solo ridicola e insostenibile, ma ormai anche irritante ed offensiva perché prende per fessi gli italiani? Puerilmente continua a nascondersi dietro ad una toga, facendo finta di non capire che il problema non sia di natura penale (quello si vedrà), ma di opportunità politica, di insopportabile dissonanza tra i suoi discorsi intrisi di morale e il suo incontrovertibile comportamento familistico.

Sceglie di non dire, non un discorso alto, ma piagnucoloso, introdotto da precedenti dichiarazioni che lamentavano «una gigantesca operazione di killeraggio mediatico» e addirittura «un attentato alla democrazia». Un discorso che non fa chiarezza, nascosto dietro un incredibile “non so”, che non affronta con coraggio la radice del problema, legittimando così il soprannome che si era guadagnato sul campo all’epoca delle contrapposizioni di piazza: «er caghetta». Solo in questo, parrebbe, rimasto coerente.

Pubblicato su Freedom24

25 settembre 2010

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