RENZI’S TROLL

«Un troll, nel gergo di internet e in particolare delle comunità virtuali, è un soggetto che interagisce con gli altri tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso.»
Wikipedia

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Ho scoperto appena adesso, lo ammetto: con colpevole ritardo, l’esistenza di una nuova specie di troll. Già da tempo, come per il bosone di Higgs, la teoria predicava la loro esistenza, ma non ero mai riuscito a trovarli. Però a differenza della “particella di Dio”, che tutti cercavano forsennatamente, io non li cercavo affatto, ma li ho trovati lo stesso. Se recentemente al Cern hanno finalmente scovato i “bosoni di Higgs”, io sono incappato in quelli che potremmo amabilmente definire i “pirloni di Renzi” o i “Renzi’s trolls”.

Una razza di soggetti telematici vagamente acefali, con un unico follow su twitter: quello dell’ex sindaco di Firenze. Pattugliano indefessamente Facebook alla ricerca di critiche all’operato del Divin Rottamatore, e quando ne trovano fanno opera di correzione e convincimento.

Qualsiasi notizia che non vada nella giusta direzione di dare luce e gloria al margheritino, è definita “bufala”. Ogni post minimamente dissidente, anche se argomentato, dimostrato, certificato ed inconfutabile, diviene “trappola dei social”.

I Renzi’s trolls, pur non uscendo mai di casa, fanno una vita invidiabile. Vivono infatti in un Paese dove sono state ridotte le tasse; la disoccupazione è in perenne calo, anzi, è praticamente scomparsa; lo stato abroga se stesso e la sua burocrazia; la semplificazione prosegue così veloce che dall’aritmetica sono state bandite divisioni e sottrazioni; la gente s’incontra al bar al mattino per scambiarsi felici 80eurenzi: “Prego, gradisce?” – “No grazie, ne ho già presi due quest’oggi”; l’elezione del presidente della Repubblica è stato un successo tale, che è allo studio di farne due a settimana; e la ripresa!, la ripresa è talmente accellerata che tutti vanno in giro spettinati.

Certo, un simile paradiso non è gratis. Qualche vittima ogni tanto capita, come Alessandro Maiorano, dipendente del Comune di Firenze che si è permesso di denunciare il Renzie per il percepimento di contributi pensionistici dirigenziali, con la solita furbata di mettersi in aspettativa dall’azienda di famiglia. Il fattaccio c’era, ma il Matteuccio, uccio, uccio vi rinunciò in una famosa video-twitter-conferenza a reti unificate. La commozione popolare fu immensa e nel caos che ne seguì, dovuto alle feste di piazza, titoli a 7 colonne, special televisivi, nessuno si accorse che nel frattempo il Maiorano era stato arrestato per diffamazione aggravata. Ora pare cerchi di rifarsi una nuova vita nelle fila dell’Isis, dato che in Italia di certo non può più avere un futuro: non si possono gettare impunemente ombre sul capo scout Zac.

I Renzi’s trolls sono tra noi, perfettamente sostituibili dai bot, scorrazzano indisturbati. Come delle ronde padane pattugliano il cyberspazio, controllano, avvisano, correggono, educano. L’agit prop formato ruota della fortuna. A chi tocca tocca. Oggi è toccato a me. Forse domani, chissà, toccherà a voi. Come si dice? In bocca al lupo, e in culo alla Leopolda.

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