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Vita notturna – il caos
Storie 17 Maggio 2026

Vita notturna – il caos

Sento una voce: —Paolo, devi svegliarti, fra poco arriverà mio marito.
Chi sono, dove sono, chi sei? Marito, qualcuno ha detto marito?
Scatto come una molla, inizio a vestirmi e le dico —Caspita, ma non potevi dirmi che hai un marito? Evito sempre, non voglio trovarmi in queste situazioni!
—Guarda che ci siamo lasciati, viene solo a prendere un paio di cose che ha ancora qui.
—Sì, va bene. Le do un bacio sulla guancia e con la camicia sbottonata, la cravatta in tasca, la giacca infilata non so come, esco da quella casa.
Sono sulle scale quando lei mi viene dietro e mi fa —Passi questa sera? La guardo e vorrei mandarla a quel paese, ma non è molto vestita, anzi è piuttosto provocante. Le dico di sì, che passerò. —Telefona prima di salire, giusto per sicurezza, mi fa ridendo. Grugnisco qualcosa.

Arriva la sera. Non so perché, ma non ho il telefono con me. Forse lo avevo lasciato in un’altra macchina o in ufficio. Mi fermo alla cabina telefonica del Giardino Pubblico, quello con il monumento a Rossetti, in alto, lato via Giulia. Fermo la macchina, scendo, chiamo. Tutto a posto, la via è libera. Esco dalla cabina telefonica e… la macchina non c’è più. Guardo su, guardo giù: nulla. Sparita. L’avevo lasciata aperta, con le chiavi inserite. Che scemo! Torno nella cabina, chiamo la polizia. Mi chiedono le informazioni di base, sento che vengono comunicate alle pattuglie in tempo reale. Una di queste risponde subito: —Qui volante due, i malviventi probabilmente si sono spaventati notando la gazzella e hanno abbandonato il veicolo, che risulta integro ma con portiera aperta, in fondo al giardino pubblico.

Corro giù e la macchina è praticamente parcheggiata sul marciapiede, vicino ad un’edicola, con la portiera aperta. I poliziotti mi salutano, giustamente orgogliosi. Li ringrazio sentitamente.
Nel frattempo noto un ragazzo e una ragazza che erano presenti e osservavano la scena. Chiedo se abbiano visto qualcosa, ero molto contento e volevo offrire loro qualcosa da bere.
Il tipo mi fa: —No grazie. Per oggi basta così. Ho già visto una macchina guidare da sola, fare la curva, passare con il semaforo verde e mettersi in parcheggio. Come accettato, guarda.

Non avevo tirato il freno a mano, la marcia è saltata fuori e la macchina è andata a farsi un giretto. Poteva finir male, molto male.
Ritornato dalla mia amica, mi prese in giro per mezz’ora.

Dopo quell’ultima visita la persi di vista, causa altri impegni. Poi un giorno, mi trovo in cucina mia madre e mia sorella. Le quali mi guardano con disapprovazione e chiedono conto di questa mia amica, che chiameremo Mariana (in realtà aveva un nome bellissimo, ma raro e quindi troppo facilmente identificabile). Guardo stupito mia madre e mia sorella, dicendo che non so bene che fine abbia fatto. —Ma come? mi fanno loro. —Mariana telefona qui ogni giorno, è anche passata un paio di volte. È una ragazza molto a modo e simpatica, non ti stai comportando bene. È mai possibile che poi le tue ex dobbiamo sempre consolarle noi?

Avrei voluto rispondere loro che Mariana avrà avuto 10 anni più di me, che l’ho incontrata una sera, ubriaco sfatto. Poi aveva anche un marito e un amico con il quale voleva andare in Madagascar. Anzi pensavo ci fosse già andata.
E comunque, se telefonano a casa, pur avendo il mio numero di cellulare, significa che non volevo rispondere, e nemmeno loro avrebbero dovuto farsi coinvolgere.
—Dite semplicemente che non ci sono e di chiamarmi sul cellulare. —Eh, ma se non rispondi…
—Se non rispondo è perché non voglio rispondere.
—Ma ci fa pena.
—Ma pena di che, per cosa? L’avrò incontrata una o due volte!

In realtà sia mia madre che mia sorella vivevano una specie di Beautiful in tempo reale, e non vedevano l’ora d’impicciarsi nei fatti miei. Per di più mia madre non ha mai, e dico mai, approvato la ragazza con la quale stavo in quel momento: sicuramente doveva essere un pessimo soggetto. Mentre quella venuta prima, quella sì che era una brava ragazza. Ovviamente quando ero con quella brava ragazza di prima, il pessimo soggetto era lei.

Chissà se poi Mariana è mai andata in Madagascar…

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